LA FATICA CENTRALE

LA FATICA CENTRALE

La FATICA CENTRALE , un complesso di fattori in grado di determinare una diminuzione della contrattilità muscolare indipendenti da fattori metabolici, e’ associabile ad uno stato di affaticamento manifestabile assai prima di un evidente calo prestativo, come dimostra l’elettromiografia. Analizzeremo le cause primarie della stanchezza mentale dell’atleta e la conseguente difficoltà a mantenere livelli cognitivi e capacità’ decisionali adeguati. Tra i fattori capaci di influenzare la prestazione , tralasciando aspetti TATTICI  e quelli di matrice psicologica , la secrezione di catecolamine assume un ruolo importante. Si nota una marcata diminuzione di NORADREANLINA , dovuta ad  aumenti del suo turn-over. Inoltre, la stessa DOPAMINA , la cui concentrazione registra un primo picco per poi  diminuire verso il momento di esaurimento, è in grado di influenzare l’attività muscolare. Non di minore importanza occupa l’ipotesi di una deplezione del precursore catecolaminico, la TIROSINA.

La correlazione dimostrata  tra un esercizio protratto e un aumento della SEROTONINA, porta a considerare questo neuro-mediatore  addirittura il principale responsabile dell’insorgenza della fatica centrale. Non mancano,però, contraddizioni intorno al ruolo della serotonina. Per esempio ,la fatica acuta cronica indurrebbero l’insorgenza di turbe comportamentali-depressivi proprio per effetto di una carenza serotoninergica, in virtù di una diminuzione di alcuni recettori in seguito ad un esercizio prolungato.

A fronte di tutto ciò, è  erroneo limitare il fenomeno dell’insorgenza della fatica centrale solo alla teoria della SEROTONINA. Una corsa a velocità superiore alla soglia anaerobica porta una variazione della concentrazione di varie sostanze, tra cui l’ AMMONIACA. La carenza di glicogeno muscolare “smonta”per compensazione le proteine costitutive dei muscoli. Ne deriva, quindi, un processo di deaminazione con conseguenze sia a livello muscolare che nervoso. L’ AMMONIACA, prodotta nelle fibre di tipo II , risulta spiccatamente tossica per il SNC che può venire raggiunto da tale sostanza dopo il superamento della barriera encefalica. L’AMMONIACA dal muscolo passa nel sangue, determinando spesso concentrazioni assai superiori a quelle che il cervello può smaltire in tempi rapidi. Le palesi difficoltà conseguenti riguardano principalmente le capacita’ coordinative. Un aumento acido lattico e ioni idrogeno possono essere in parte determinati proprio da una condizione di IPERAMMONEMIA.

Collaboratore: Roberto Masiello