UOMO SOLO O UOMO LIBERO

UOMO SOLO O UOMO LIBERO

La ricerca dell’uomo libero è un argomento di cui si parla sempre di più: ma che cos’è un uomo libero? In maniera semplicistica si potrebbe pensare che l’uomo libero è il giocatore smarcato, ovvero quello che non ha avversari intorno a sé e può quindi ricevere tranquillamente palla.

Tuttavia è sufficiente essere liberi da avversari per essere realmente “liberi”? Credo che sia necessaria una riflessione su questo punto.

Affinchè un giocatore libero da avversari possa essere realmente efficace per il collettivo, deve poter entrare in relazione con i suoi compagni, con il possessore e con un eventuale terzo uomo. La parola chiave è proprio questa: relazione. Nel calcio relazionarsi significa poter ricevere e giocare palla ai propri compagni. Se un giocatore, pur essendo smarcato (non avendo cioè avversari intorno a sé), non è in grado di giocare e ricevere palla, non può essere considerato un uomo libero, bensì un uomo solo.

Un giocatore è un uomo solo quando è isolato dal resto dei compagni, ovvero quando non può entrare in relazione con nessuno di essi.

Non bisogna commettere l’errore di associare il concetto di uomo solo con la distanza rispetto al possessore: molto spesso nel calcio la distanza avvicina, mentre la vicinanza allontana e questo dipende da svariati fattori, quali la comprensione del gioco, la qualità tecnica, la dimensione socio-affettiva…

Un giocatore a 10 metri dal possessore, ma tenuto in zona d’ombra da un avversario, è uomo solo se il possessore non è in grado di riconoscere un terzo uomo attraverso il quale la palla possa giungere a lui.

Allo stesso modo, due compagni in zone opposte del campo possono relazionarsi tra di loro, come fanno Cavani e Suarez nel breve video allegato a questo articolo: la visione di gioco, la qualità tecnica e la relazione (intesa dal punto di vista socio-affettivo: “mi fido che il mio compagno sia in grado di controllare quel pallone”) fanno si che i due attaccanti uruguagi si scambino la palla con passaggi aerei di 40 metri.

Risulta quindi fondamentale che i giocatori comprendano l’enorme differenza tra essere liberi e essere soli: a possibilità di ricevere e passare palla, quindi di giocare, non dipende dalla distanza in metri con i compagni, ma dalla “relazione” con essi.

Collaboratore: Emanuele Tedoldi